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VEROLED® · dal 2008 nel LED · laboratorio interno

Ledwall outdoor.
Cosa cambia quando sta fuori.

Un ledwall da esterno non è un ledwall da interno reso stagno. Cambiano i LED, gli alimentatori, la dissipazione, il passo, la struttura e il modo in cui lo si accende di notte. Chi tratta l’outdoor come un indoor più robusto se ne accorge la prima estate.

Questa pagina mette in fila le sei cose che decidono se un impianto esterno regge o delude. La scriviamo da dentro: importiamo, collaudiamo, installiamo e ripariamo ledwall dal 2008, e li teniamo sotto controllo giorno per giorno.

01 — la luminosità

5.000 nit sono il minimo. Il numero da solo non basta.

Per restare leggibile in pieno sole estivo una facciata esterna parte da 5.000 nit misurati in condizioni reali. Sotto quella soglia l’immagine non «si vede poco»: si vede grigia, e a mezzogiorno sparisce.

Ma il numero di catalogo va letto sapendo come nasce. I costruttori dichiarano il picco misurato in laboratorio a 25 °C: in campo, con il calore d’agosto sul cabinet, la luminosità effettiva può scendere al 60-70% del valore nominale. Un pannello dichiarato 5.000 nit, montato a sud, in estate può lavorare intorno ai 3.500.

E conta il rapporto fra la luce che lo schermo emette e quella che gli arriva addosso, non il valore assoluto: la stessa facciata chiede numeri diversi se guarda a nord o se prende il sole radente del mattino.

La domanda da fare a chiunque, noi compresi: i nit dichiarati sono di picco o continui, a che temperatura sono stati misurati, e con quale strumento. Noi la luminanza la misuriamo con un Konica Minolta CS-160, e sappiamo dire quanto rende un pannello dopo tre ore di sole invece di quanto promette la scheda.

Quanti nit servono davvero, caso per caso →

02 — di notte

Uno schermo esterno deve abbassarsi, da solo.

È la parte che quasi nessuno considera prima di comprare, e la prima che crea problemi dopo. Un ledwall regolato per essere leggibile a mezzogiorno, lasciato allo stesso livello alle undici di sera, è abbagliante: illegibile da vicino, fastidioso per chi abita di fronte, e in alcuni casi oggetto di segnalazioni.

La regolazione automatica non è un accessorio: sui nostri impianti la luminosità segue la luce reale e scende dal 100% diurno a circa il 5% notturno, con una rampa graduale invece che a scalini. Il consumo e il calore scendono con lei.

Vale la pena chiederlo esplicitamente: chi regola la luminosità, come, e cosa succede quando cambia la stagione. Una fotocellula sul posto e una curva scritta a orari fissi non sono la stessa cosa.

Come funziona la luminosità adattiva →

03 — la tenuta

L’IP non è un numero solo.

La sigla che conta è doppia: la tenuta sul fronte e quella sul retro sono due valori diversi, e un impianto dichiarato con un numero solo sta dicendo metà della cosa. Il fronte prende la pioggia battente; il retro prende l’umidità che sale, la condensa e — se il cabinet è a filo muro — l’acqua che scende dalla parete.

Sul retro si gioca anche la manutenzione: un cabinet che si apre solo da dietro, montato a filo di una facciata, obbliga a smontare mezzo impianto per cambiare un modulo. È una decisione da prendere prima di fissare la struttura, non dopo.

Come si legge davvero un grado IP →

04 — il calore

Il nemico vero non è l’acqua. È l’estate.

Un ledwall esterno d’agosto, esposto a sud, lavora in condizioni che nessun test di laboratorio riproduce: sole diretto sul fronte, aria ferma dietro, alimentatori che dissipano dentro un cabinet chiuso. Il calore fa due cose, entrambe silenziose: abbassa la luminosità reale e accorcia la vita ai LED.

Ed è qui che il contenuto smette di essere una scelta grafica e diventa una voce di costo. Lo stesso schermo, alla stessa ora:

Fondo bianco fisso

  • circa 1.800 W
  • calore massimo, protezione termica che può intervenire
  • è la condizione peggiore per la durata dei LED

Fondo scuro, contenuto dinamico

  • circa 600 W
  • circa 1.800 € l’anno di differenza in bolletta, per uno schermo solo
  • è anche la scelta che si vede meglio di sera

Conto fatto a 0,35 €/kWh e dodici ore al giorno. La bolletta è la parte meno grave: il «si accende solo a metà» che ci arriva in assistenza è quasi sempre una protezione intervenuta, non un guasto.

Quanto consuma davvero un ledwall → · Perché l’alimentatore conta →

05 — il passo

Fuori, il passo largo è un pregio.

Come primo orientamento vale una regola che si tiene a mente: un millimetro di passo per ogni metro di distanza minima di visione. Un P6 si guarda bene da sei metri, un P10 da dieci.

Su una facciata nessuno guarda da due metri: si guarda dal marciapiede opposto, dalla strada, dall’auto. Un passo più fine del necessario si paga molto e non lo vede nessuno — mentre un passo più largo, a parità di superficie, lascia budget per i componenti che fuori contano davvero: LED, alimentatori, dissipazione, struttura.

È la ragione per cui, quando ci chiedono un preventivo outdoor partendo dal passo, la prima domanda che facciamo è un’altra: da quanto lontano lo guarderanno? Da lì si ricava il passo. Al contrario non funziona.

Perché il passo è l’ultima cosa da guardare →

06 — la struttura

Lo schermo dura quanto ciò che lo tiene su.

La parte che non si vede nelle fotografie è quella che decide se un impianto sta in piedi per dieci anni. Fuori la struttura prende vento, dilatazioni, vibrazioni, e in molte zone italiane salsedine.

Sul ledwall della facciata del Teatro Nazionale di Genova abbiamo usato acciaio inox 304, dadi e viti compresi: siamo in zona marina, e un ferro comune lì si consuma in pochi anni. Costa di più il primo giorno e non costa più niente dopo.

Su un edificio vincolato, poi, il lavoro difficile non è appendere lo schermo: è mettere d’accordo display, struttura portante, finiture e restauro. Si fa parlando con i progettisti prima di ordinare.

⚠️ Un impianto pubblicitario esterno può richiedere autorizzazioni comunali e, su immobili vincolati, il parere della Soprintendenza. Non è una pratica che possiamo dare per scontata al posto Suo: è da verificare sul caso specifico, prima di ordinare il materiale.

Il progetto di Genova →

07 — dopo l’installazione

Il primo che abbiamo montato è ancora acceso.

È un P6 del 2008: IC Macroblock, chip Epistar, alimentatori Mean Well. Diciotto anni dopo funziona. Non è fortuna, ed è la ragione per cui insistiamo su cosa c’è dentro un pannello invece che sulla scheda tecnica.

Un ledwall esterno si ripara, e quasi sempre a livello di componente: un LED SMD o GOB, un chip driver, una scheda, un alimentatore. Il punto non è se sia riparabile: è chi lo ripara, con quali ricambi e in quanto tempo. Il nostro laboratorio è in Campania e i lotti li collaudiamo prima che entrino a magazzino.

Fa eccezione il COB: i LED sono annegati nella resina e il singolo pixel non si raggiunge — lì si sostituisce il modulo intero. Glielo diciamo prima, non dopo il preventivo.

Com’è fatto il laboratorio → · Che cosa dice il sintomo →

08 — quanto costa

Il prezzo di un outdoor non parte dal passo.

Il listino comincia da 820 €/m² e sale con luminosità, tenuta, componenti e garanzia. Ma su un impianto esterno il pannello è una parte del conto: struttura, installazione in quota, quadro elettrico, processore e cablaggio pesano, e l’installazione da sola vale in genere il 25-40%.

Per questo non troverete qui un prezzo «a partire da» per il Suo caso: senza sapere dove va, quanto è grande e da dove lo guardano, sarebbe un numero inventato che cambia al primo sopralluogo.

09 — le domande

Quello che ci chiedono al telefono.

Quanti nit servono per un ledwall da esterno?

Per una facciata esposta al sole si parte da 5.000 nit misurati in condizioni reali. Attenzione al dato di catalogo: i costruttori dichiarano il picco in laboratorio a 25 °C, e in campo con il calore estivo la luminosità effettiva può scendere al 60-70% del valore nominale. Per una vetrina con luce diretta si parte invece da 3.000 nit.

Che differenza c’è fra un ledwall indoor e uno outdoor?

Cambiano i LED (più luminosi e incapsulati per resistere all’acqua), gli alimentatori, la dissipazione del calore, la tenuta del cabinet su fronte e retro, e di norma il passo, che fuori è più largo perché la distanza di visione è maggiore. Un indoor reso stagno non diventa un outdoor.

Un ledwall esterno resiste alla pioggia e al gelo?

Sì, se è nato per stare fuori: conta il grado IP dichiarato separatamente per fronte e retro, e conta come è montato — un cabinet a filo muro senza intercapedine raccoglie l’acqua che scende dalla parete. In zona marina il problema principale non è la pioggia ma la salsedine, che aggredisce la struttura prima dello schermo.

Si vede anche in pieno sole?

Sì, ed è la ragione per cui si usa un ledwall invece di un monitor: ogni pixel emette luce propria e non deve attraversare un vetro retroilluminato. Quanto bene si veda dipende dal rapporto fra la luce emessa e quella ambientale, quindi dall’esposizione della facciata oltre che dai nit.

Quanto consuma un ledwall outdoor?

Dipende molto più dal contenuto che dallo schermo. Lo stesso impianto può assorbire circa 1.800 W con un fondo bianco fisso e circa 600 W con un contenuto scuro ben fatto: a 0,35 €/kWh e dodici ore al giorno sono circa 1.800 euro l’anno di differenza per un solo schermo. La regolazione automatica della luminosità riduce ulteriormente il consumo notturno.

Serve un’autorizzazione per installarlo?

Spesso sì, soprattutto per gli impianti pubblicitari: le regole cambiano da comune a comune e su immobili vincolati entra in gioco la Soprintendenza. È una verifica da fare sul caso specifico prima di ordinare il materiale: possiamo aiutarLa con i dati tecnici dell’impianto, ma la pratica dipende da dove va installato.

Un ledwall esterno si giudica in una giornata di sole.

Negli showroom di Arzano e di Via Galileo Ferraris trova più serie accese: si confrontano dal vivo luminosità, passo e resa dei colori. Se l’impianto è in Campania, il sopralluogo lo facciamo noi — e prima di ordinare Le diciamo anche quando conviene spendere meno.