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⬢ per ristorazione, bar e franchising

il listino non
ha cornici.

la soluzione più diffusa — tre o quattro monitor affiancati — mette due righe nere in mezzo al menu, e quelle righe cadono dove capita: dentro un prezzo, sul nome di un piatto. un ledwall è una superficie sola, e la griglia la decide chi progetta il menu.

— cosa cambia

cinque cose che decidono se funziona

01

una superficie sola, senza cornici in mezzo al listino

È la differenza che si vede da sei metri. Tre o quattro monitor LCD affiancati lasciano due o tre cornici nere larghe qualche millimetro ciascuna, e quelle righe cadono dove capita: in mezzo a un prezzo, dentro il nome di un prodotto, sopra la foto del piatto. Un ledwall è una superficie continua: il listino si compone su tutta la larghezza e la griglia grafica la decide chi progetta il menu, non chi ha montato i monitor.

02

il prezzo si cambia da remoto, su tutti i punti vendita

Un pannello stampato costa poco e cambia caro: ristampa, trasferta, e nel frattempo il prezzo esposto è diverso da quello in cassa. Con il digital signage si aggiorna una tavola su tutti i locali contemporaneamente, si programmano i cambi per fascia oraria — colazione, pranzo, cena — e si spengono le voci esaurite invece di coprirle con un adesivo.

03

dimensionato per l’esercizio continuo

Un menu board resta acceso tutte le ore di apertura, tutti i giorni: il criterio non è la luminosità di picco ma il margine con cui l’alimentazione lavora e la capacità di dissipare senza ventole. La luminosità si regola sul locale — un interno non chiede i nit di una vetrina — e regolare significa consumare meno e far durare di più i LED.

04

leggibile dalla coda, non dal bancone

Il passo si sceglie sulla distanza di chi legge, che in un fast food è la fine della coda: da tre a sei metri, quindi P2.5-P3.9. Progettarlo sulla distanza del bancone significa comprare una densità che nessuno userà; progettarlo troppo largo significa un listino che si legge solo quando si è già ordinato.

05

monitorato da remoto, perché un menu nero è un locale chiuso

Su una catena il guasto lo scopre il cliente, e lo scopre il sabato sera. La telemetria interroga ogni schermo ogni cinque minuti su stato, temperature e tensioni, e segnala anche il caso più subdolo: lo schermo acceso che sta mostrando il contenuto sbagliato o non lo sta mostrando affatto.

— su una catena

pubblicare è facile. sapere che è arrivato no.

su un locale singolo il controllo lo fa chi apre la mattina. su venti locali no, e il guasto lo scopre il cliente — il sabato sera, davanti alla coda. la parte che rende gestibile una rete non è la console che pubblica, è quella che conferma: ogni schermo interrogato ogni cinque minuti su stato, temperature e tensioni, e lo screenshot di cosa è realmente andato in onda.

è lo stesso presidio che usiamo sugli impianti pubblicitari, dove uno spot non erogato è pubblicità già venduta. come funziona la telemetria → · chi prepara e programma i contenuti →

— richiesta rapida

ci dica la larghezza del bancone e quanti locali

con quelle due informazioni le diciamo passo, formato e ordine di grandezza del costo — e se conviene l’acquisto o il canone. il modulo si apre già impostato su questo settore.

oppure ci chiami: +39 081 1802 5300.

Domande frequenti

Meglio un menu board LED o più monitor LCD affiancati?
Dipende dalla larghezza. Sotto il metro e mezzo un monitor professionale singolo fa benissimo il suo lavoro e costa meno. Da lì in su la soluzione a più monitor introduce cornici nere in mezzo al listino: due o tre righe che cadono dove capita — dentro un prezzo, sul nome di un prodotto — e che nessuna grafica può nascondere. Un ledwall è una superficie continua: la griglia del menu la decide chi lo progetta. In più non ha il vincolo del formato 16:9, quindi si può fare una fascia lunga e bassa sopra il bancone, che è la forma che serve davvero.
Come si aggiornano i prezzi su tutti i punti vendita?
Da una console centrale: si modifica il listino una volta e si pubblica su tutti i locali, con la possibilità di programmare i cambi per fascia oraria (colazione, pranzo, aperitivo, cena) e per giorno. Le voci esaurite si spengono invece di coprirle con un adesivo. ⚠️ La parte che conta su una catena non è pubblicare, è sapere se è arrivato: la telemetria conferma che ogni schermo sta mostrando la versione giusta, con lo screenshot di ciò che è andato in onda. Come gestiamo i contenuti.
Che pixel pitch serve per un menu board di un fast food?
Fra P2.5 e P3.9. Il passo si sceglie sulla distanza di chi legge, che in un locale con la coda non è il bancone ma la fine della fila: tre-sei metri. La regola è che la distanza minima di visione in metri corrisponde al passo in millimetri, quindi un P2.5 è leggibile da 2,5 m in poi e dà il meglio fra 5 e 7,5 m. Scegliere un P1.5 «per sicurezza» significa pagare quattro volte i pixel per una densità che a quella distanza non si distingue.
Un ledwall può restare acceso 24 ore su 24?
Sì, se è dimensionato per farlo — e il parametro non è la luminosità di picco. Contano il margine con cui lavora l’alimentazione, la dissipazione passiva (nessuna ventola da sostituire) e la regolazione della luminosità sul locale: un interno non chiede i nit di una vetrina, e tenerlo al massimo consuma di più e accorcia la vita dei LED. La durata dichiarata e la garanzia cambiano per livello di prodotto — dalle 30.000 alle 100.000 ore — e gli impegni di assistenza sono nella Carta dei Servizi.
Quanto costa un menu board LED per un locale?
Il prodotto va da circa 1.085 €/m² (P2.5 indoor, livello d’ingresso) a oltre 6.000 €/m² per il livello alto, IVA esclusa; struttura, processore, cablaggio e posa aggiungono in genere il 25-40%. Una fascia tipica sopra un bancone — poco più di 2 m² — sta quindi in un ordine di grandezza di poche migliaia di euro. Su una catena esiste anche la formula del noleggio operativo, con canone deducibile al 100% e assistenza inclusa: il listino per esteso.
— soluzioni collegate