Le domande che arrivano da studi di architettura, scenografi e produzioni — con le risposte tecniche, non commerciali.
- Realizzate ledwall curvi e angoli a 90° senza la linea nera sullo spigolo?
- Sì, ed è una lavorazione di progetto, non un accessorio da ordinare. Le curve si realizzano con cabinet a raggio fisso calcolato sul disegno — non con moduli flessibili tirati in opera, che è il modo in cui una curva diventa un’onda visibile. L’angolo invisibile richiede moduli con il bordo attivo fino allo spigolo e una mappatura del processore che tratti le due facce come una superficie sola: senza quella, restano due schermi accostati con una banda scura in mezzo.
- Che caratteristiche servono a un ledwall per virtual production e set XR?
- Quattro, e nessuna è il pixel pitch. Refresh fino a 7.680 Hz per non avere bande orizzontali in ripresa; sincronismo genlock con il camera control, altrimenti la scansione della camera e quella del pannello battono l’una contro l’altra; profondità di colore a 10 o 12 bit, perché a 8 bit le sfumature scure diventano gradini; e una calibrazione condotta sullo spazio colore di destinazione — Rec.709 per il broadcast, DCI-P3 per il cinema, Rec.2020 dove la catena lo regge davvero. Sono le specifiche del livello Diamond.
- Si può installare un ledwall su un edificio storico o vincolato?
- Sì, ed è una parte importante di quello che facciamo: sul Teatro Nazionale di Genova abbiamo portato 50 m² verticali sulla facciata di un monumento cittadino con staffaggio integralmente reversibile, ancorato ai punti strutturali del corpo edilizio senza interventi distruttivi sulle superfici storiche. Negli Scavi di Pompei, per l’illuminazione dei reperti, il vincolo era ancora più stretto: nessuna foratura su materiale archeologico e reversibilità totale dell’intervento. Il progetto si costruisce insieme alla Soprintendenza, non dopo.
- Fate allestimenti museali interattivi con sensori e audio?
- Sì: sensori di presenza, trigger su protocollo DMX-512 e Art-Net, diffusione audio spazializzata, scene che cambiano al passaggio del visitatore o secondo l’orario. La parte che decide la riuscita non è l’inaugurazione — è il quinto anno: per questo le logiche di scena stanno sul controllore, residenti, e non su un computer nascosto sotto una teca che qualcuno dovrà riavviare ogni mattina.
- Lavorate con scenografi, art director e studi di architettura in co-progettazione?
- È il modo in cui questi lavori riescono. Entriamo in fase di disegno, quando le geometrie sono ancora modificabili: raggio delle curve, punto di vista di un effetto anamorfico, accesso alla manutenzione dietro una superficie sagomata e piano dei ricambi sono decisioni che costano poco sul tavolo e moltissimo in cantiere. Portiamo il rilievo 3D del sito, le misure fotometriche e i vincoli reali dei materiali; la direzione artistica resta dello studio.