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⬢ approfondimento · avanzato

dieci metri quadri di ledwall
su un quadro che non li aspetta.

il ledwall arriva in cantiere, si collega, si accende — e scatta il magnetotermico. poi si sostituisce con uno più grande e scatta il differenziale, che però non trova nessun guasto. non è un difetto dello schermo: è il quadro, progettato per un carico che si comporta in un altro modo.

Il retro di un cabinet: ogni alimentatore ha il suo filtro EMC e il suo bus di condensatori — è lì che nascono entrambi i problemi

un ledwall, dal punto di vista del quadro elettrico, non è un carico resistivo e non è un motore. è un insieme di alimentatori switching in parallelo: qualche decina, su una superficie media. e gli alimentatori switching hanno due comportamenti che i carichi normali non hanno — uno all'accensione, uno per tutta la vita dell'impianto.

entrambi sono documentati nei datasheet dei costruttori, entrambi sono prevedibili in fase di progetto. quasi nessuno però li mette per iscritto in un'offerta di ledwall, e così arrivano in cantiere sotto forma di sorpresa — quando il quadro è già fatto.

Come si dimensiona l'impianto elettrico di un ledwall e cos'è l'inrush?

Il dimensionamento dell'impianto elettrico di un ledwall non segue le logiche dei comuni carichi resistivi. Si basa su due parametri ingegneristici critici: la potenza massima assorbita a pieno carico bianco (espressa in W/m² o kW totali, con fattore di contemporaneità 1.0 e margine termico ≥ 25%) e l'inrush current (corrente di spunto transitoria). L'inrush si verifica nei primi 2–5 millisecondi successivi alla chiusura del circuito, quando i banchi di condensatori elettrolitici all'ingresso di ciascun alimentatore switching si caricano istantaneamente, assorbendo picchi tra 30 A e 60 A per singolo stadio di alimentazione. Se l'impianto non è dimensionato con interruttori a curva D e quadri a sezioni ritardate, l'inrush provoca lo scatto magnetico istantaneo del contatore generale.

Il primo parametro critico: la corrente di spunto (Inrush Current)

all'accensione, i condensatori del bus interno di ogni alimentatore sono scarichi. per il tempo che impiegano a caricarsi — qualche millisecondo — si comportano, visti dalla rete, quasi come un cortocircuito. l'assorbimento istantaneo non ha nulla a che vedere con la corrente nominale: i costruttori la chiamano inrush current, o corrente di spunto a freddo, e la dichiarano nei datasheet perché sanno che serve a dimensionare la protezione.

il valore dipende dalla serie, dalla presenza di un limitatore NTC a bordo e dall'istante dell'onda di rete in cui si chiude il contatto: lo stesso alimentatore ha un picco diverso se si accende sul passaggio per lo zero o sulla cresta. per questo il dato di targa è un massimo, e per questo va letto sul datasheet della serie che si sta montando, non stimato per analogia.

il punto che rende il ledwall diverso da un singolo apparecchio è la somma. se su una linea ci sono venti alimentatori e si chiude un unico interruttore, i venti spunti avvengono nello stesso millisecondo e si sommano. il carico nominale magari è di dieci ampere; il picco che vede l'interruttore è di un altro ordine di grandezza.

perché scatta la curva C, e cosa si fa

un interruttore magnetotermico ha due protezioni distinte. quella termica, che interviene sul sovraccarico prolungato, e quella magnetica, che interviene sul cortocircuito in pochi millisecondi. la soglia magnetica è la lettera della curva:

Curva
Soglia magnetica
Dove si usa
B
3 – 5 × In
carichi resistivi, illuminazione tradizionale, linee lunghe
C
5 – 10 × In
uso generale, prese, la scelta predefinita di quasi ogni quadro
D
10 – 20 × In
trasformatori, motori, carichi con forte spunto capacitivo

la curva C è quella che si trova già montata nel novantacinque per cento dei quadri esistenti, perché è la scelta ragionevole quando non si sa cosa verrà collegato. è anche quella che lo spunto di una batteria di alimentatori supera senza fatica: lo scatto avviene sulla magnetica, in millisecondi, e all'utente appare come «si accende e stacca subito». non c'è nessun guasto da cercare, perché non c'è nessun guasto.

le strade sono tre, e non si escludono:

  1. curva D sulla linea del ledwall. la soluzione diretta. ⚠️ ma alzare la soglia magnetica allunga il tempo di intervento su un corto vero: va verificata la protezione contro i contatti indiretti, cioè che la corrente di guasto a fine linea sia ancora sufficiente a far scattare la magnetica nei tempi di norma. su linee lunghe o con sezioni ridotte non sempre lo è, e allora la curva D non è una scelta libera.
  2. avviamento sequenziale. la più elegante: i cabinet non si accendono tutti insieme, ma a gruppi, sfasati di qualche centinaio di millisecondi tramite relè temporizzati o un PLC di quadro. gli spunti non si sommano più, e ogni circuito vede solo il proprio. È anche ciò che permette di tenere la curva C dove serve.
  3. suddivisione in più circuiti. meno cabinet per interruttore: riduce sia lo spunto sommato sia — e vedremo che è il problema più insidioso — la corrente di dispersione totale su ciascun differenziale.

il secondo: le correnti di dispersione, che non sono un guasto

ogni alimentatore switching ha in ingresso un filtro EMC, che serve a rispettare i limiti di emissione condotta. quel filtro contiene condensatori collegati fra i conduttori attivi e la terra — i cosiddetti condensatori Y. la loro funzione è proprio scaricare a terra i disturbi ad alta frequenza: per progetto, fanno passare a terra una piccola corrente permanente, anche a impianto perfettamente sano.

su un singolo alimentatore è una frazione di milliampere e non se ne accorge nessuno. su trenta alimentatori in parallelo la somma diventa una corrente di dispersione dell'ordine delle decine di milliampere — confrontabile con la soglia di un differenziale da 30 mA. il risultato è un impianto che scatta senza che ci sia niente da riparare, tipicamente quando l'umidità sale o quando si accende tutto insieme.

la regola pratica che i costruttori di dispositivi differenziali indicano è tenere la dispersione permanente del circuito sotto il 30% della soglia: su un 30 mA significa restare sotto i 9-10 mA. è questo, molto più della potenza, il numero che decide quanti cabinet può reggere un circuito.

e perché il tipo AC o A non è la protezione giusta

c'è un secondo aspetto, che è quello di sicurezza vera e non di fastidio. la corrente che torna dal ledwall verso terra non è una sinusoide a 50 Hz: a valle del raddrizzatore in ingresso ci sono componenti continue e, per via della commutazione ad alta frequenza, componenti a frequenze molto superiori. e un dispositivo differenziale rileva solo le forme d'onda per cui è costruito:

Tipo
Rileva
Sul ledwall
AC
solo alternata sinusoidale
inadatto: non vede la componente continua
A
alternata + pulsante unidirezionale
minimo di legge, ma soggetto a scatti intempestivi
A super-immunizzato / F
come A, con immunità alle alte frequenze
scelta abituale sui circuiti monofase
B
anche continua liscia e componenti ad alta frequenza
dove l'alimentazione è trifase o il costruttore lo prescrive

la differenza fra «scatta quando non deve» e «non scatta quando dovrebbe» è tutta qui. un tipo A davanti a un carico che genera dispersione continua può saturare: da quel momento non è più in grado di rilevare nemmeno un guasto vero. è la ragione per cui il tipo B non è un accessorio di lusso, ma la protezione corretta in presenza di raddrizzatori trifase — e per cui la scelta va fatta sul progetto, non in cantiere su ciò che c'è in magazzino.

la potenza: quale dei due numeri si usa

ogni scheda tecnica dichiara due potenze al metro quadro, e vengono confuse di continuo:

  • la potenza massima, misurata con lo schermo tutto bianco al cento per cento di luminanza. è una condizione che il contenuto reale raggiunge di rado, ma che l'impianto deve poter sostenere — perché prima o poi va in onda una schermata chiara, o si esegue un test di uniformità;
  • la potenza media, su contenuto reale: tipicamente intorno a un terzo della massima. è il numero che serve a stimare il consumo e il costo in bolletta.

il quadro, i cavi e le protezioni si dimensionano sulla massima. il conto economico si fa sulla media. usare la media per dimensionare è l'errore che produce l'impianto che funziona benissimo per settimane e stacca il giorno della prova generale.

a valle di questo restano i conti ordinari di ogni linea: caduta di tensione entro il limite ammesso sulla lunghezza reale del percorso — e sulle facciate il percorso è quasi sempre più lungo di quanto sembri in pianta — sezione dei conduttori coerente con la portata e con la protezione scelta, e coordinamento fra interruttore e cavo. non c'è nulla di speciale, ma va fatto sui numeri veri della serie installata.

l'altra metà del conto: il rendimento

il dimensionamento guarda alla potenza che l'impianto deve reggere. c'è però un secondo numero, che non compare quasi mai nelle offerte e che si paga tutti i giorni per dieci anni: il rendimento degli alimentatori, cioè quanta della potenza prelevata dalla rete arriva davvero allo schermo e quanta diventa calore dentro il cabinet.

la differenza fra una serie all'88% e una al 50% vale, su un impianto da 3 kW acceso dodici ore al giorno, quasi quattromila euro l'anno di sola energia — a parità di luce sullo schermo. ed è lo stesso componente che decide l'inrush e la dispersione: la scelta della serie di alimentatori è il punto in cui il progetto elettrico e il costo di esercizio si toccano.

le sei domande da fare prima di disegnare il quadro

tutte hanno una risposta scritta sul datasheet della serie installata. se non arrivano, il dato più importante lo si è comunque ottenuto: chi propone l'impianto non sa quale serie sta montando.

  1. potenza massima e media al metro quadro, dichiarate separatamente.
  2. corrente di spunto del singolo alimentatore, e quanti alimentatori per cabinet.
  3. corrente di dispersione dichiarata per alimentatore, a 230 V / 50 Hz.
  4. tipo di differenziale prescritto dal costruttore, e con quale soglia.
  5. numero massimo di cabinet per circuito raccomandato, e se è previsto l'avviamento sequenziale.
  6. rendimento e fattore di potenza della serie, nelle condizioni di lavoro reali.

sono le stesse sei domande che poniamo noi al fornitore prima di confermare un ordine, ed è la ragione per cui, sul primo lotto di una serie nuova, l'assorbimento lo misuriamo al ricevimento invece di fidarci del valore di targa: è l'unico modo per consegnare a un progettista un numero su cui possa mettere una firma.

cosa resta al progettista

questa pagina dice quali sono i due comportamenti anomali del carico, come si riconoscono e quali dati servono per tenerne conto. non è un progetto elettrico e non lo sostituisce: la scelta delle protezioni, il coordinamento, la verifica dei contatti indiretti e la dichiarazione di conformità restano di un professionista abilitato, sull'impianto reale e sulle norme in vigore.

quello che possiamo fare noi è consegnare i numeri giusti prima che il quadro sia fatto, invece di scoprirli insieme il giorno dell'accensione. su una fornitura, i sei dati qui sopra fanno parte della documentazione che accompagna l'offerta — e se un'offerta non li contiene, vale la pena chiederli a chiunque la faccia.

FAQ · GUIDA TECNICA6 risposte verificate

Domande che arrivano dal cantiere

01Come si dimensiona l'impianto elettrico di un ledwall e cos'è l'inrush?
Il dimensionamento dell'impianto elettrico di un ledwall parte dal calcolo della potenza massima di picco a pieno carico bianco (W/m²) maggiorata di un margine di sicurezza termico del 20–30%, e dalla corretta gestione dell'inrush current: la violenta corrente transitoria di spunto (pari a 20–60 volte la corrente nominale per 2–5 millisecondi) assorbita dalla carica istantanea dei condensatori interni degli alimentatori switching. Per evitare che il magnetotermico scatti all'accensione e prevenire dispersioni a terra, la progettazione ingegneristica adotta: 1) interruttori magnetotermici con curva di intervento D (o C ritardata); 2) quadro di avviamento sequenziale a scaglioni temporizzati (100–300 ms tra i gruppi) tramite contattori o PDU intelligenti; 3) interruttori differenziali di tipo F o B super-immunizzati contro le correnti ad alta frequenza e le componenti continue introdotte dai filtri EMC.
02Che differenziale serve per un ledwall?
Un differenziale di tipo A o AC non è adatto: gli alimentatori switching del ledwall hanno un raddrizzatore in ingresso e un filtro EMC, e producono correnti di dispersione con componente continua e ad alta frequenza che un tipo AC non rileva affatto e un tipo A rileva male. Si usa un tipo A super-immunizzato (o tipo F) sui circuiti monofase, e un tipo B dove l'alimentazione è trifase o dove il costruttore lo prescrive. In tutti i casi la corrente di dispersione totale del circuito deve restare sotto il 30% della soglia di intervento, altrimenti il differenziale scatta senza guasto.
03Perché il magnetotermico scatta quando accendo il ledwall?
Perché all'accensione gli alimentatori assorbono una corrente di spunto (inrush) molto superiore alla nominale: i condensatori del bus interno sono scarichi e per qualche millisecondo si comportano come un cortocircuito. I datasheet dei costruttori dichiarano picchi nell'ordine delle decine di ampere per singolo alimentatore. Con più alimentatori sulla stessa linea i picchi si sommano e superano la soglia magnetica di un interruttore curva C. Le tre strade sono: curva D, avviamento sequenziale dei circuiti, oppure limitatori di spunto.
04Come si calcola la potenza elettrica di un ledwall?
I costruttori dichiarano due valori per metro quadro: potenza massima (schermo tutto bianco al 100% di luminanza) e potenza media (contenuto reale, tipicamente circa un terzo della massima). Il quadro, i cavi e le protezioni si dimensionano sulla potenza MASSIMA, perché è quella che il sistema deve poter erogare senza intervenire; il consumo e il conto in bolletta si stimano sulla media. Usare la media per dimensionare è l'errore che porta a un impianto che scatta la prima volta che va in onda una schermata chiara.
05Quanti metri quadri di ledwall reggono su una linea da 16 A?
Dipende dalla potenza massima al metro quadro della serie installata, che va letta sul datasheet e non stimata. Con un valore di riferimento intorno ai 500-600 W/m² di picco per un indoor fine pitch e una linea monofase da 16 A (circa 3,6 kW utilizzabili, da non caricare oltre l'80%), si resta nell'ordine dei 5-6 m². Il vincolo però raramente è la corrente nominale: sono l'inrush all'accensione e la somma delle correnti di dispersione a imporre la suddivisione in più circuiti prima che sia la potenza a farlo.
06Serve un quadro dedicato per un ledwall?
Su installazioni di qualche metro quadro non sempre, ma è la scelta che evita i problemi: un quadro dedicato permette di sezionare lo schermo senza toccare il resto, di suddividere i cabinet su più circuiti con differenziali separati (limitando la somma delle dispersioni su ciascuno) e di realizzare l'avviamento sequenziale. Su installazioni pubblicitarie e su facciata è di fatto obbligatorio, perché serve anche il comando remoto di accensione e spegnimento.

Vedi anche