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quanto costa
davvero.

il prezzo si paga una volta, l'impianto si paga per cinque anni. capex, bolletta, guasti, fermo impianto e valore residuo di un ledwall da 12 m², messi in colonna — con i numeri del nostro listino, non con quelli che fanno comodo.

la domanda arriva sempre nello stesso punto della trattativa, e ha ragione di arrivare: perché costate più di quel preventivo che ho ricevuto da un importatore? la risposta onesta non è «perché siamo più bravi». è che le due offerte descrivono lo stesso schermo e comprano due impianti diversi — e la differenza non si vede nel datasheet, si vede in bolletta, al terzo anno e il giorno in cui un modulo si guasta.

questa pagina mette il conto per esteso. lo scenario è uno schermo indoor P2.5 da 12 m² acceso dieci ore al giorno per 360 giorni, energia a 0,28 €/kWh, orizzonte cinque anni. i prezzi al metro quadro sono quelli del nostro listino; il termine di paragone è un pannello d'importazione venduto intorno ai 1.750 €/m² che dichiara il passo e i nit di un Silver e monta l'elettronica di un entry-level.

perché non confrontiamo col nostro Essential. sarebbe il grafico più comodo e l'argomento più debole. l'alternativa vera che il cliente ha sul tavolo non è il nostro livello d'ingresso — quello lo vendiamo, con la sua garanzia di 12 mesi e il suo perimetro dichiarato. è un pannello che promette le prestazioni di una fascia superiore. il confronto utile è quello.

1 · l'efficienza energetica: cosa cambia il PFC attivo

è la voce che nessuno guarda in fase di acquisto e che pesa di più nel tempo. un alimentatore da ledwall converte la rete a 230 V in bassa tensione continua, e il modo in cui lo fa decide quanta corrente assorbe per emettere la stessa luce. il parametro si chiama fattore di potenza (cosφ) e sui nostri codici di listino è un dato, non un'opinione: 0,9 sul Diamond, 0,8 su Gold e Silver, 0,7 sul Bronze, 0,55 sull'Essential.

con un cosφ di 0,55 lo schermo emette gli stessi nit e chiede alla rete molta più potenza apparente. si paga due volte: in kWh, perché lo stadio di conversione è meno efficiente e dissipa in calore quello che non converte; e in penali sul contratto di fornitura, perché sopra i 15 kW impegnati il distributore fattura il basso fattore di potenza. nel nostro modello la differenza fra i due impianti è di 297 contro 220 W/m² medi — circa il 35% di consumo in più.

picco e medio non sono la stessa cosa. il datasheet dichiara il picco (500-800 W/m² su un indoor): serve a dimensionare il magnetotermico e la sezione dei cavi, e non lo si raggiunge quasi mai, perché corrisponde a schermo tutto bianco alla massima luminosità. il consumo che finisce in bolletta è il medio ponderato sui contenuti reali, tipicamente il 30-40% del picco. chi confronta il picco di uno col medio dell'altro ottiene il numero che preferisce. il calcolo dei consumi, per esteso →

2 · MTBF e costo del fermo impianto

il tasso di guasto non è un numero astratto: è la probabilità che lo schermo sia nero il giorno in cui serve. e il costo di quel giorno non è la riparazione — è il motivo per cui lo schermo è stato comprato. una vetrina spenta in centro non vende, un fondale nero durante una convention aziendale è un danno d'immagine che nessuna garanzia rimborsa, un impianto DOOH fermo è pubblicità già venduta e non erogata.

la differenza strutturale sta in tre punti: il filo di connessione del chip (oro sui livelli Gold e superiori, rame sotto — e il rame si ossida, con giunzioni che cedono nel tempo), la durata dichiarata dei LED (100.000 ore sul Diamond, 80.000 sul Gold, 60.000 sul Silver, 30.000 su un entry-level) e la qualità dell'alimentazione, che è la prima causa reale di guasto: un alimentatore che deriva si porta dietro tutti i moduli che alimenta.

nel modello contiamo otto giorni cumulati di fermo in cinque anni sul low-cost contro uno sull'impianto presidiato. non è pessimismo: è la differenza fra scoprire il guasto quando qualcuno alza gli occhi e riceverne l'allarme dalla telemetria mentre le temperature stanno ancora salendo.

3 · degrado luminoso e deriva cromatica

è la voce che ribalta il conto, ed è anche la meno intuitiva: il pannello economico non si rompe, smette di essere uniforme. i LED perdono luminosità nel tempo — è fisiologico, si misura come L70, cioè le ore dopo le quali resta il 70% della luce iniziale — ma la velocità con cui la perdono dipende dal binning di partenza e dalla temperatura di esercizio. su chip selezionati male la dispersione fra un modulo e l'altro diventa visibile dopo 12-18 mesi: chiazze, bianchi che non coincidono, una griglia di rettangoli leggermente diversi.

e qui scatta la trappola economica: sostituire il singolo modulo peggiora lo schermo, perché il ricambio nuovo è più luminoso di tutti gli altri e la toppa si vede da lontano. senza un lotto di scorta dello stesso binning l'unica riparazione che ripristina l'uniformità è rifare l'intera superficie. ecco perché nella colonna del low-cost, al quarto anno, compare una sostituzione anticipata da 1.000 €/m²: non è un guasto, è la fine anticipata della vita utile.

4 · il conto completo: 12 m² indoor P2.5 a cinque anni

voce di costo import low-cost VeroLED engineering differenza
Capex iniziale prodotto, struttura, processore video, cablaggio e posa € 26.496 € 35.724 −€ 9.228
Energia (5 anni) 3.600 ore l’anno a 0,28 €/kWh € 17.963 € 13.306 € 4.657
Manutenzione e assistenza contratto, ricambi, interventi fuori garanzia € 4.380 € 3.900 € 480
Costo del fermo impianto ore in cui lo schermo non comunica nulla € 4.800 € 600 € 4.200
Sostituzione anticipata rifacimento della superficie per deriva cromatica € 12.000 € 0 € 12.000
Valore residuo a 5 anni quanto vale ancora l’impianto, in detrazione € 0 −€ 4.338 € 4.338
costo totale di possesso a 5 anni € 65.639 € 49.192 € 16.447

il capex iniziale del low-cost è più basso di circa un terzo. alla fine del quinto anno è costato € 16.447 in più, cioè il 25%: la bolletta se ne prende una parte ogni mese, i guasti un'altra, e la sostituzione anticipata al quarto anno chiude il discorso. la voce che quasi nessun preventivo mostra è l'ultima, il valore residuo: dopo cinque anni un impianto ingegnerizzato ha ancora ricambi disponibili, un lotto di scorta abbinato e almeno altrettanta vita davanti; l'altro non ha un mercato dell'usato perché nessuno sa cosa monta.

5 · rifaccia il conto sul suo impianto

lo scenario qui sopra è il nostro, e il suo sarà diverso: superficie, ore di accensione e tariffa cambiano tutto. le variabili sono quelle — il resto del modello resta.

calcolatore TCO

import low-cost € 65.639
VeroLED engineering € 49.192
differenza sul ciclo di vita € 16.447 25% in meno

stima indicativa a scopo di confronto, IVA esclusa: non è un preventivo. non tiene conto di incentivi, del costo del denaro né delle opere murarie, che dipendono dal sito. il configuratore fa il conto sul suo caso →

6 · la terza colonna: il noleggio operativo

fin qui il confronto è fra due modi di comprare. c'è un terzo modo, e per una parte dei nostri clienti è quello che rende l'investimento possibile: il noleggio operativo, che chiamiamo VeroLease.

lo schermo resta di proprietà della società di noleggio e l'azienda paga un canone fisso mensile. cosa cambia, in concreto:

  • l'uscita di cassa iniziale è zero. il capex della tabella qui sopra — € 35.724 nello scenario di riferimento — non esce dal conto corrente il primo mese.
  • il canone è interamente deducibile ai fini IRES e IRAP. non è un cespite da ammortizzare in più esercizi: è un costo d'esercizio, dedotto per intero nell'anno di competenza.
  • non impegna il fido bancario e in generale non appesantisce la posizione finanziaria netta come farebbe un finanziamento.
  • assistenza, telemetria e ricambi sono già dentro il canone: le voci «manutenzione» e «fermo impianto» della tabella smettono di essere una variabile.

e la cosa che va detta perché il conto resti onesto: sull'intero periodo si paga più del prezzo d'acquisto. il noleggio non è un modo per spendere meno, è un modo per spendere diversamente. conviene quando il capitale rende più investito nell'attività che immobilizzato in uno schermo, o quando serve che l'impianto stia in bilancio come costo e non come debito. come funziona il noleggio operativo →

il configuratore calcola il conto sul suo caso — superficie, ambiente, ore di esercizio — e mette a confronto acquisto e canone.

configura e confronta →

letture correlate

Domande frequenti sul costo totale

Perché un ledwall VeroLED costa più di un import cinese a parità di scheda tecnica?
Perché la scheda tecnica descrive il passo e i nit, non il resto dell’impianto. La differenza di prezzo sta in tre voci che il datasheet non riporta: alimentatori con PFC attivo (fattore di potenza 0,8-0,9 contro 0,55, cioè fino al 35% di energia assorbita in meno a parità di luce emessa), chip con filo d’oro e durata dichiarata 60.000-100.000 ore contro 30.000, e un lotto di scorta abbinato cromaticamente accantonato alla consegna. Su un orizzonte di cinque anni queste tre voci ribaltano il conto: nel nostro scenario di riferimento (12 m² indoor P2.5) l’impianto ingegnerizzato costa circa il 25% in meno di quello low-cost.
Quanto costa davvero un ledwall da 12 m² in cinque anni?
Nello scenario di riferimento di questa pagina — indoor P2.5, 10 ore al giorno per 360 giorni, energia a 0,28 €/kWh — un import low-cost arriva a circa € 65.639 e un impianto VeroLED Silver a circa € 49.192, valore residuo già dedotto. La differenza è di circa € 16.447, cioè il 25%: il capex iniziale del low-cost è più basso di circa un terzo, ma energia, guasti e la sostituzione anticipata al quarto anno se lo riprendono tutto e oltre.
Che cos’è il PFC attivo e quanto fa risparmiare in bolletta?
Il PFC (Power Factor Correction) attivo è lo stadio che rimette in fase corrente e tensione dentro l’alimentatore. Senza, il fattore di potenza scende intorno a 0,55: lo schermo emette la stessa luce ma assorbe dalla rete molta più potenza apparente, e su un’utenza business questo si traduce sia in kWh in più sia — sopra i 15 kW impegnati — in penali sul cosφ. Nel nostro modello la differenza fra 297 e 220 W/m² medi vale circa il 35% della bolletta elettrica dello schermo: su 12 m² acceso 3.600 ore l’anno sono circa 930 € l’anno.
Perché un pannello economico va sostituito dopo 18 mesi anche se funziona ancora?
Perché smette di essere uniforme prima di smettere di funzionare. I LED decadono in luminosità a velocità diverse a seconda del binning di partenza e della temperatura di esercizio: su chip selezionati male la dispersione diventa visibile dopo 12-18 mesi come chiazze e differenze di bianco fra un modulo e l’altro. A quel punto sostituire il singolo modulo non risolve — il ricambio nuovo è più luminoso degli altri e la toppa si vede — e si finisce per rifare l’intera superficie. È il motivo per cui accantoniamo alla consegna un lotto di scorta dello stesso binning.
Il noleggio operativo conviene rispetto all’acquisto?
Cambia la natura della spesa, e per molte aziende è la differenza fra fare l’investimento e rimandarlo. Il canone è un costo d’esercizio deducibile al 100% ai fini IRES e IRAP (non un cespite da ammortizzare), non impegna il fido bancario, azzera l’uscita di cassa iniziale e include assistenza, telemetria e ricambi. Non è gratis: sull’intero periodo si paga più del prezzo d’acquisto. Conviene quando il capitale rende più investito nell’attività che immobilizzato in uno schermo, o quando l’impianto deve stare in bilancio come costo e non come debito.
Come si calcola il consumo elettrico reale di un ledwall?
Non con la potenza di targa. Il valore che si legge sul datasheet (500-800 W/m² indoor) è il picco, quello che serve a dimensionare il magnetotermico e la sezione dei cavi; il consumo reale è il medio ponderato sui contenuti effettivi e sulla luminosità impostata, tipicamente il 30-40% del picco. Su un P2.5 indoor a luminosità da interni sono circa 220 W/m² con alimentatori efficienti. La regola pratica: kWh annui = (W/m² medi ÷ 1.000) × m² × ore di accensione annue.

⬢ a cura della Direzione Ingegneristica VeroLED — i valori al metro quadro provengono dal listino interno per serie; il modello è ricalcolato a ogni revisione del listino. per contestare un numero, o per farsi rifare il conto sul proprio impianto: scriva ai tecnici.